La morte è un pensiero naturale, un passaggio della vita, niente di più di un piccolo ostacolo da saltare atleticamente, niente di meno di un traguardo da superare spezzando il nastro.
Ci insegna a soffrire, ci insegna ad essere realmente felici.
Pensateci, quanto saremmo pigri se non avessimo questa bandierina a scacchi da raggiungere? Quale desiderio di vita, di amore, quale istinto a stare insieme, a costruire case, carriere, relazioni potremmo mai avere senza questo continuo sventolio del codino da giostra davanti al nostro naso?
E tu, tu che il traguardo l'hai raggiunto da 14 anni, tu che ogni giorno vivi nei miei pensieri, nelle mie decisioni; tu che mi vedi sbandare e mi raddrizzi il volante, tu che da lassú vedi tutto il mio percorso e sai già quale sarà la mia prossima curva, dove si trova lo sterrato; tu che hai già preparato le provviste per i miei prossimi tempi bui, tu che sai a chi o a cosa sono destinata...
Cerca di capirmi se di tanto in tanto lo sconforto mi prende e non capisco, cerca di ricordare com'era stare qui e non vedere che i prossimi 50 metri, sentirsi in balia delle onde, quelle che tu sapevi cavalcare con maestria.
Ho avuto poco tempo per imparare da te. Lo so che è giusto così ma non ho imparato ad accettarlo. Non ancora e non credo di doverlo fare. Non credo che accettare che la morte sia naturale, giusta, perfino utile sia parte della mia condizione di piccola lupa terrena.
Credo che sentire la tua mancanza, sia giusto. Credo che sentire gli occhi inumidirsi quando incontrano una tua vecchia foto, sia giusto. Credo che sorridere per un ricordo o quando sento un'espressione tipicamente tua, sia giusto.
Forse 14 anni sono pochi per capire, 14 anni e ancora non ho capito.
-DebKira-
Nessun commento:
Posta un commento