venerdì 23 settembre 2016

Fiesta

E i bicchieri erano vuoti
e la bottiglia in pezzi
E il letto spalancato
e la porta sprangata
E tutte le stelle di vetro
della bellezza e della gioia
risplendevano nella polvere
della camera spazzata male
Ed io ubriaco morto
ero un fuoco di gioia
e tu ubriaca viva
nuda nelle mie braccia.
— Jacques Prévert

venerdì 16 settembre 2016

Regalo la mia anima

Questa mattina mi sono svegliata e dopo aver tentato di prolungare il più possibile il sonno, un solo pensiero mi ha davvero svegliato: la presa di coscienza che tutto è accaduto davvero.

Eccoli lì, belli come il sole... foto a pieno schermo e tag dappertutto. Lo fisso negli occhi e per un attimo sorrido perché intravedo negli occhi una scintilla che conosco bene.
Poi lo riguardo e mi accorgo che me la sono immaginata. Un po' come quando incontri per strada qualcuno che assomiglia a un personaggio famoso e ti viene da dirgli "hey!" ma poi ti fermi, ti vergogni anche un po'... e ti dici, "come ho fatto scambiarlo per..."

Lui non è più lui e questo mi solleva: quell'uomo che abbraccia un'altra donna non è il mio fidanzato.

Salgo in macchina e per cancellare quell'immagine che altrimenti mi accompagnerebbe sul sedile del passeggero per tutto il viaggio, alzo il volume della musica. La alzo così tanto che quando mi fermo ai semafori gli altri automobilisti si girano a guardarmi chiedendosi com'è che una donna così apparentemente "docile" possa ascoltare "certa musica": Gun's Live and let die... brutti pensieri... scuoto la testa come se così potessi buttarli fuori dalle orecchie... ma no, li seppellisco soltanto fra le sinapsi.

Arrivo in ufficio in derapata, come ogni mattina. Colpo di culo, trovo parcheggio sotto l'ufficio "sta a vedere che 'sta giornata non è poi così male" e guardo il cielo, sospiro e penso "regalo la mia anima...", mi guardo intorno mentre chiudo la macchina, sembra che io stia solo cercando di attraversare la strada ma intanto penso "...a chi ne sopporta il peso...".

Entro in ufficio e scaccio ogni pensiero. Accendo il PC, prendo l'acqua dalle macchinette, guardo il telefono, tante notifiche "devo ricordarmi di disattivare le notifiche di facebook"... e mi siedo, guardo la finestra, il dirimpettaio mi guarda seminudo e fuma... e io quasi ricomincerei ma il suo corpo smilzo e grigiastro mi fa da monito.

Ho gli occhi lucidi, lo sento, ho la nausea, ho mal di testa... potevo stare a casa oggi ma a far che? Non sono il tipo che prende in mano una vecchia foto in cui eravamo felici, abbraccia un cuscino e ascolta la nostra canzone in loop per tutto il giorno.
Speriamo che nessuno mi chieda di lui oggi, anzi speriamo che nessuno mi dica ciao, anzi speriamo che nessuno mi veda... ok vado a casa... mi alzo... 

Colpo di reni del mio orgoglio, "siediti cazzo". 

Gli occhi lucidi mi donano e io sono esattamente quella che sembro: indipendente, forte, spiritosa e intraprendente. Beh forse no, non lo sono... ma lo sarò, lo specchio che mi rimanda questa immagine potrebbe entrarmi dentro e farmi diventare davvero così.

E lui, potrei insultarlo, potrei augurargli il peggio... a lui e a lei... ma la verità è che non ha il minimo senso. L'ho amato ed è finita. Semplice. Cosa succederà a lui non mi riguarda. Cosa succederà a me sì anche se per il momento riesco a pianificare solo i prossimi 4 minuti e 5 secondi: Eric Sardinas - I can't be satisfied.

giovedì 8 settembre 2016

Alla ricerca del tempo perduto

“Si ama per un sorriso, per uno sguardo, per una spalla. Tanto basta. Allora, nelle lunghe ore di speranza o di tristezza, ci si fabbrica una persona, si compone un carattere. E quando, più tardi, si frequenta la persona amata, è impossibile ormai (per quanto crudele sia la realtà che ci vien messa innanzi) togliere quel carattere buono, quella natura di donna amorevole all’essere che ha quello sguardo o quella spalla, proprio come non possiamo, quando invecchia, togliere il suo primo volto a una persona che conosciamo fin dalla sua giovinezza.”

Marcel Proust

Le parole

"Esiste qualcosa di tanto reale quanto le parole?"

Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray